Istituto Padre Beccaro

ex Grand Hotel Prealpi (Viggiù)

Istituto Padre Beccaro.

Con tre sedi, la principale a Milano, seguita da quella di Viggiù e da una di Varese.

In questo Reportage vi porto nella sede dell’Istituto Padre Beccaro di Viggiù, la quale ha ospitato un numero imprecisato di bambini, a partire dagli anni ’40.

Durante gli anni ’80 l’Istituto si trasferì altrove e la struttura venne abbandonata.

L’unico scopo di questo Articolo è riportare alla luce un pezzo di Storia che non deve essere dimenticata.

Doveroso innanzitutto chiarire che  l’Opera Nazionale Piccoli Orfani di Padre Beccaro nasce per aiutare i bambini con famiglie in difficoltà, e lo fa in un periodo critico,  

ovvero durante la seconda guerra mondiale, ad opera di chi ha deciso di sacrificare la propria vita per aiutare gli altri.

Come far rivivere un luogo come questo? Attraverso le testimonianze di chi ci ha vissuto!

Esperienze differenti,  fatte di emozioni e ricordi piacevoli, di giochi di risate e marachelle. Per alcuni.

Per altri un ricordo di una fanciullezza molto lontana dall’essere felice.

Se sei interessato a condividere un ricordo o delle semplici informazioni, ti invito a scrivermi al seguente indirizzo:     info@rosydinoia.it

Per visitare la Galleria dedicata alla fotografia in bianco e nero clicca qui: https://www.rosydinoia.it/bianco-e-nero/

 

 

Chi arrivava all’Istituto Padre Beccaro aveva alle spalle storie famigliari sempre più o meno tristi. Aleggiava sempre un senso di vita poco spensierata che i bambini non dovrebbero avere, ma questo era dovuto alle situazione familiari di base che ognuno aveva. Il direttore don Boccellari era un uomo buono, ha sacrificato la sua vita per aiutare i bambini. Certo che per tenere a bada un esercito di piccoli disperati, doveva anche usare a volte le maniere forti. A volte le assistenti donne non riuscivano a tenerci in riga ed allora arrivava lui con castighi e quando non bastavano anche qualche bel sberlone”.

Testimonianza del periodo ’69-’71

Nell’ora di ricreazione vi ricordate che facevamo la gara a chi arrivava prima nel campo ai piedi dell’istituto. Per arrivarci c’era un sentiero molto ripido e stretto, la paura di cadere era grande, ma la competizione era più forte!

 

Anche io ho dei ricordi bellissimi di quel periodo è stato un periodo senza preoccupazioni. Le bic era un passatempo la sera prima di andare in camerata a dormire.

Ma si che si andava a casa durante le feste, non era un carcere, se non si andava a casa non era colpa dell’Istituto Padre Beccaro, il problema andava ricercato nelle proprie famiglie, le motivazioni erano molteplici, il perché i genitori erano molto impegnati con il lavoro, genitori che abitavano e lavoravano in Germania, problemi economici delle famiglie stesse, famiglie numerose, orfani che avevano come parenti zii o nonni, madri che facevano la vita, padri in galera, madri divorziate che non si potevano permettere di tenerti a casa, ecc, ecc…

Pure io con la cera d’api in chiesa a tirare lucido il pavimento, era colore rosso, e giu’ di ginocchia e mani a sfregare, o in reffettorio dopo cena , segatura bagnata e scopa per pulire, senza contare le serate ad asciugare posate e bicchieri..

Si il dito tagliato dai vetri dei tubetti quando si rompevano , andavi dalla suora e stappava una striscia di stoffa bianca, forse lenzuola vecchie, una fasciatura e di nuovo a finire la cassetta !!!!

Certo i bambini che erano stati messi li, avrebbero voluto stare in famiglie tranquille e normali, ma non era colpa di don Boccellari se poi per qualche serio motivo finivano li. 

La schiavizzazione dei lavori che si facevano in istituto e una balla, io stavo all ‘epoca delle mollette anno 69 _71. 

Se volevi invece che fare la ricreazione andavi a fare le mollette, per ogni cassetta si guadagnava un pacchetto di figurine panini. 

I modesti guadagni che ne uscivano da queste attività, il direttore li usava per migliorare le attività ricreative per noi bambini. 

Con questi lavori, era riuscito a comprare la macchina di proiezione dei film e a noleggiare le pellicole dei film  che ci proiettava il sabato sera. 

Il troppo tempo dedicato alle preghiere, 

ti alzavi con una preghiera poi la messa, poi quella prima e dopo la colazione, prima e dopo questo, prima e dopo quello, sino alle preghiera della sera in chiesa e subito dopo la preghiera in camerata prima di dormire. 

Quei rari momenti che dagli altoparlanti ci facevano ascoltare la musica, erano i tempi dei dischi della Nilla Pizzi, Campane di Monte Nevoso, Vola colomba bianca.

Gli inverni con i geloni, lo studio ferreo. Ma anche giocavamo, e facevamo allegre passeggiate. 

Eravamo bambini, non conoscevamo altra vita, e la accettavamo così, fu dopo che mi accorsi che fuori c’era un mondo alquanto diverso.

Orfani di madre vedova di guerra, a Viggiù, ci sono stato per primo, nel 1946, poi man mano che crescevano, sono stato raggiunto  dai miei due fratelli, nel 1948 e nel 1949.

Quando, per motivi economici è iniziato il montaggio delle penne a sfera, che tengo a precisare, non era un lavoro obbligatorio, per i ragazzi era un diversivo, chi non voleva farlo, non lo faceva. 

Come ci si stava? uscivamo da una guerra disastrosa, la nostra vita non era certamente di lusso, ma non abbiamo mai sofferto la fame.

Mi ricordo che nel luglio del 1969 ci hanno fatti stare eccezionalmente svegli per vedere alla tv lo sbarco del primo uomo sulla luna…

Io a scuola ero tonto , la suora Angela era cicciona, facevamo tante penne bic nel 1962.

Poi dopo siamo scappati, il giorno dopo ci hanno riportati. Ho finito la quinta con suor Riccarda,  tremenda.

Noi, che non potevamo uscire dal collegio ogni volta che volevamo,

andavamo al cancello posteriore, vicino alla tipografia del seminterrato,

e affidavamo ai passanti 400 preziosissime lire, chiedendo loro se potevano comperarci le sigarette … una delle marche che andavano al tempo era le ” North Pole ” al mentolo …

Quelle enormi camerate coi letti allineati, l’armadietto e la sedia accanto al letto…le luci notturne azzurre…i lavatoi che sembravano abbeveratoi per cavalli…

quei bidet/lavapiedi e le 5 turche per 40 ragazzi e la tenda che separava il letto con mini studi per l’educatore…

E  la messa tutte le mattine prima dell’inizio delle lezioni! La doccia del sabato pomeriggio con la radiolina accesa su bandiera gialla che trasmetteva le canzoni beat. 

Qualcuno si ricorda dell’olio di fegato di merluzzo che versavano nel latte della colazione? Che schifo, ma è servito anche quello! 

Testimonianza del periodo ’66-’67

Il carnevale più bello, nel 1968, durò fino a sera tardi. Scorrazzando per tutto il collegio, con tutti i mei compagni ed altri bambini di altre classi…

Ricordando un Assistente:     “Mi ricordo maggiormente uno sberlone che mi rifilò una sera perché mi chiese cosa fa 6 x 6 ed io risposi 36 e lei disse asino che sei, ed io replicai come lei, così mi presi un sonoro schiaffo che ho sempre ritenuto ingiusto. Con me non era stata proprio dolce ma mi piaceva perché era sfegatata di calcio, sorridente e piena di vitalita’ ed innamorata di Gigi Riva allora campione di calcio.”

Le mani del Direttore… due badili..quante volte mi ha dato delle cinquine.

In refettorio, passava dietro e via un regalo!

Ricordo anche quando distribuiva la posta in refettorio. Tutte le lettere erano aperte …le leggeva prima di darle…noi eravamo tutti in ansia, con la speranza che c’era almeno una cartolina per noi.

c’era una mezza favola che dicevano le suore, per i bambini cattivi, che se eri cattivo arrivava il diavolo di notte, faceva sfondare il soffitto e ti portava all’inferno!!!

 

Tratto da un intervista pubblicata su La Repubblica al calciatore Gigi Riva: ” E il peso, l’umiliazione di essere poveri, le camerate fredde, il mangiare da schifo, il cantare ai funerali anche tre volte al giorno, il dover dire sempre Grazie Signora, Grazie Signore a chi portava il pane, i vestiti usati, e pregare per i benefattori, e dover stare sempre zitti, obbedienti, ordinati, come dei bambini vecchi”.   Frequentò l’Istituto nell’anno 1953.

la raccolta dei funghi nel bosco dietro il collegio, le gite in svizzera per comperare la cioccolata e le sigarette che dovevano essere  per i genitori ma subito dopo il ritorno sparivano. 

E le partite a pallone nel cortile con un barattolo al posto della palla…

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